Che ci si senta bravi pirografisti o pessimi,
a volte la differenza è solo un buon pirografo.
Lucia Petix (alias LaPeTix)
Entrambi a filo, con temperatura regolabile e punte interscambiabili.


Prima (pirografo di mio Padre)
Rovente dopo averlo acceso a 0,1.
Creava solchi antiestetici con alone di bruciato all’estremità dei tratti.
Impossibile usare per fare sfumature chiare ed omogenee.Il manico in plastica si surriscaldava dopo 2 minuti di lavoro e dovevo attenderne almeno 10 per farlo freddare.
Il processo di lavorazione durava settimane o anche mesi.
La difficoltà nel cambiare le punte era costante; la chiusura a moschettone il più delle volte si saldava con la punta in uso, rendendo la sostituzione un’impresa.
Nel complesso la lavorazione risultava lenta e davvero estenuante.


Dopo (pirografo di Piero Paolucci)
All’accensione diventa rovente alla temperatura 5.
A temperatura 2,5 colora la carta lievemente.
Facilità nel creare sfumature omogenee, chiarissime ed eseguire chiaroscuri.
Possibilità di alzare la temperatura per un effetto bruciato nero.
Ore e ore di lavorazione a temperature che non superano il 4.Il manico in sughero con anima di ceramica si surriscalda lievemente solo se si lavora costantemente a temperatura 5 o più.
Il processo di lavorazione può concludersi anche dopo 3 giorni o qualche ora con impegno costante.
Viene venduto con uno spazzolino di ottone e un cacciavite, accessori aggiuntivi che mantengono pulite le punte e permettono con semplicità la loro sostituzione.La lavorazione è molto più scorrevole, veloce e divertente.
Adesso devo solo preoccuparmi di conoscere bene il supporto sul quale intervenire, nient’altro.
Prima di gettare la spugna scegliete meglio i vostri strumenti.
LaPeTiX

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